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La cultura non paga

scritto il 28/03/2012

Leggevo in questi giorni una polemica sulle tasse pagate dagli scrittori.
Non mi addentro qui sulle questioni fiscali che potrete trovare nell'articolo di Tommy Capellini per il Giornale quello che mi interessa è ribadire che la cultura in Italia non viene assolutamente agevolata, mai.
Ci facciamo rompere le scatole dai taxisti che sono una potente corporazione che al momento del voto esprime valori importanti di preferenza ma poi diventiamo demagoghi per ogni altra categoria specialmente se espressione della nostra cultura.
Parliamo del 25 % non tassato agli scrittori e aggiriamo quotidianamente le norme che vorrebbero ridurre le retribuzioni della classe politica e nemmeno affrontiamo gli stipendi di giada dei top manager, vero assoluto scandalo del nostro tempo. Per non parlare poi delle agevolazioni corporative e le retribuzioni dei giornalisti che sarebbero assai interessanti da comprendere e conoscere.
Uno scrittore, anche un buon scrittore, riceve mediamente 5.000 euro di anticipo dall'editore su un proprio libro e difficilmente ottiene di più. La tua percentuale, se sei bravo e vendi, può arrivare al 20% al quale dovrai detrarre tasse ed eventuale costo dell'agente.
Per essere concreti un buon scrittore verrebbe a non pagare, in un anno, le tasse su circa 3.000 euro, cifre veramente ridicole considerato che gli scrittori in Italia non sono tanti quanti taxisti e politici.
La dimostrazione, ancora una volta, che con le parole non ci si campa. Quindi, chi scrive, si deve inventare dell'altro: corsi, copy, ghost writer, correzioni, consulenze, insomma un mondo vario nel quale ci si confronta con clienti che hanno dalla loro la convinzione di saperne più di te.
Lo abbiamo scritto più volte, esprimere un concetto in italiano corretto e funzionale al medium che viene utilizzato non è come stringere un bullone nel sottolavello e chiedere 50 euro in nero. Per quello ci vuole un idraulico ma scrivere lo sa fare chiunque anche nostro nipote che fa il ginnasio.
Questa è la più grande colpa del nostro Paese, non saper qualificare, proteggere e supportare tutto il patrimonio culturale che è fatto di luoghi, costruzioni, oggetti, ma anche parole e persone che le sanno usare.
Andiamo avanti così, facciamoci del male.

Raffaele Vacca


scrittura




Commenti

frate Ezio
Ciao Raffaele. E' sembre bello leggerti!!!


laura
sono schifata! totalmente daccordo con te



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