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L'insostenibile pesantezza dell'essere (copy)

scritto il 26/04/2011

Per il copy che scrive per la pubblicità Milano è come Bollywood per chi, in India, fa l'attore. I creativi si vestono uguale e ugualmente si comportano da dive. Non tutti, naturalmente ma vorrei in questo pezzo parlare di chi lo fa e sono molti. Sono affascinato più dal dirupo che dalla vetta. Non lo faccio per lamentarmi ma per divertirmi.

Chi ha un'azienda e si fa seguire in un percorso di comunicazione a Milano investe denari per migliorare il proprio fatturato, è legittimo.

A Milano ci sono le migliori agenzie quindi, si presume, anche i più grandi professionisti fra i quali però naviga, nuota e striscia un sottobosco decaduto e decadente di professionisti improbabili, sono loro che mi interessano come all'entomologo interessano le formiche e non i giganti.

Un professionista da sottobosco lo riconosci subito dall'arroganza e dal fatto che si senta superiore, dal disprezzo dei concorrenti e dalla sua presunta (da se stesso) superiorità. Uno di questi non ascolterà mai, ma parlerà di quello che lui ha fatto e che dovrebbe giustificare già per questo il fatto di affidargli l'incarico. Auto referenziali tanto da credere che la loro firma cambi il risultato, scimmiottando le firme che davvero possono fare la differenza.

Ai brief, se sono copy, si presentano in leggero ritardo, con una borsa piena di fogli e libri o, se sono più giovani, con un paio di libri pressoché sconosciuti, se sono giovanissimi o giovanilisti, con l'iPad. Ego statici ti imbambolano di parole come il venditore di usato che deve piazzare la vecchia Ritmo.

Questi copy sono tutti convinti di essere grandi scrittori ma non hanno mai pubblicato nulla perché tanto non sarebbe capito. Tutti,però, hanno letto tutto e tutti grufolano nella stessa mangiatoia. Scrivono per mangiare e per scrivere devono mangiare. Criticano ogni scritto: dalla Costituzione a Moccia, dalla Bibbia a Di Più. Sanno perciò sono.

Io vivo alle falde del Kilimangiaro della pubblicità, a valle dell'Eden del business, in riva al mare del budget e faccio l'artigiano. Lavoro con le mani, come posso, come so.

Mi piace pensare che dall'esperienza quotidiana, dalla curiosità costante, dalla determinazione a migliorare e soprattutto dall'ascoltare il cliente e dal lavorare in team nascano sempre buoni risultati. Mi piace pensare a quelle botteghe maestri d'ascia che realizzano i gozzi assecondando i legni alle esigenze dello scafo.

Vivo qui e non mi lamento. Mi limito ad osservare che la vetroresina è più venduta del legno, che l'arredo è più importante dello scafo. Prima mi dispiacevo quando vedevo una certa campagna pubblicitaria, ora mi basta che non manchi focaccia, vino e un amico e quando un cliente va a Milano gli ricordo che in fin dei conti si tratta sempre di soldi e non di arte.

Buona focaccia a tutti.

Raffaele Vacca


comunicazione, pubblicità, copywriter




Commenti

antonio cavallaro
Condivido il pensiero di Raffaele, ho avuto a che fare con qualcuno di questi "soloni", ma quando li prendi di petto a quattr'occhi, valgono neanche le mutande che (spero) indossano.
Cordiali saluti



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