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Tutti abbiamo diritto a una "buona parola"

scritto il 30/03/2010

Scrivere per la pubblicità è un mestiere che, chi bazzica le agenzie pubblicitarie, conosce come copywriter. Normalmente un copy è una figura di secondo piano nella gerarchia dei creativi perché tutti sono convinti che scrivere non sia un mestiere, tanto meno lo sia scrivere per la pubblicità. Si è sempre detto "faccio il giornalista, sempre meglio che lavorare" figurarsi chi si inventa frasette orecchiabili per un detersivo. Eppure scrivere per pubblicizzare è un lavoro serio e complesso.

I creativi non sono solo quelli che azzeccano un'immagine ma anche coloro i quali sanno contestualizzare il messaggio con le parole.

Ben lo sanno i grandi marchi e le agenzie importanti e strutturate. Ma qui a Genova, nella provincia del Basso Impero, spesso si preferisce preparare i testi in casa, magari facendoli redigere alla segretaria o al figlio che frequenta il ginnasio. Ognuno gestisce il proprio business come crede ma è decisamente frustrante dover far capire al potenziale cliente che esistono parole giuste, linguaggi diversi per i differenti strumenti (giornale, affissioni statiche e dinamiche, brochure, web, newsletter...). Non va meglio nelle agenzie pubblicitarie che, trovandosi di fronte una potenziale clientela diffidente, preferiscono relegare i testi all'ultimo posto nei loro preventivi e magari affidarli a persone che non lo fanno di mestiere.

Non voglio fare la vittima, constato e comunque persevero.

Faccio questo mestiere da più di quindici anni e ogni passaggio della mia vita è legato a qualcosa di scritto, da me o da altri, per cui non demordo.

Mi piacerebbe però vivere di un lavoro regolato professionalmente, magari da una associazione di categoria seria, da un'albo, con tutele sia per chi scrive che per chi compra gli scritti.

Oggi il copywriter, se non è in organico a grosse agenzie, è, spesso e quando va bene, un freelance. Questo crea un'offerta non controllata e un mercato dei prezzi ridicolo per la lotta al ribasso nei casi para professionali e "gonfiato" per le "grandi firme".

A pagarne lo scotto sono le medie e piccole realtà che anche se decidessero di affidare la loro campagna ad un copy si troverebbero di fronte all'impossibilità di avere un prezzo corretto di mercato e garanzie di qualità del lavoro svolto.

Io lavoro soprattutto per queste realtà. Mi piace pensare che l'accuratezza nello scrivere sia un patrimonio disponibile a tutti perché le parole non sono di nessuno ma l'abilità di metterle in riga per ottenere un buon risultato è di pochi che si fanno chiamare copywriter e che per questo si fanno pagare.


Raffaele Vacca


pubblcità, copywriter, agenzie pubblcitarie, testi




Commenti

pina rosa
sono assolutamente daccordo con te. un ordine professionale? mah...



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