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Usiamo solo il 4% delle parole del nostro vocabolario

scritto il 29/11/2010

Vi ringrazio per le risposte al test del mese scorso purtroppo non abbiamo un vincitore ma tanti buoni piazzamenti, attendo fiducioso ancora qualcuno che voglia mettersi alla prova . Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha definito: antico, pedante e noioso; sono felice di non essere: attuale, spiccio, piacevole e tutto ciò mi permette di introdurre il tema di questo pezzo che riguarda lo scarso utilizzo delle risorse linguistiche che abbiamo a disposizione.

Diversi anni fa provavo ad aiutare un giovane che non aveva alcuna voglia di studiare soprattutto italiano ma che aveva un’intelligenza particolare; basti ricordare che durante un esercizio su maschile e femminile aveva scritto che il femminile di "montone" era "pelliccia". Personalmente, se fossi stato il suo insegnante a scuola, l’avrei promosso con un bel voto comunque lui si diplomò ampiamente sufficiente, e non poteva essere altrimenti, e, oggi, ha una sua attività redditizia e remunerativa e, giustamente, non potrebbe essere altrimenti.

Ma a parte gli studenti geniali, tutti gli altri oltre a non cavarsela bene con l’italiano spesso incorrono in errori comuni frutto di una lingua sempre più povera e conseguentemente sempre meno chiara. Io stesso che sono un mestierante delle parole ho sempre una buona grammatica sulla mia scrivania per dissipare i dubbi.

Il depauperamento della lingua comporta due interessanti derive: la contrazione e la ridondanza.

La contrazione è più frequentata dai giovani ed è dettata dai mezzi utilizzati per la veicolazione della parola, gli sms soprattutto. Sarà interessante in futuro parlare delle abbreviazioni soprattutto delle loro applicazioni anche figurative (emoticon) non distanti, come strumento di condivisione di notizie, dai graffiti preistorici e con lo stesso vantaggio di non sottomettersi a barriere linguistiche per essere compresi. Semplici decodificazioni di un codice di comunicazione antichissimo ma al tempo stesso contemporaneo.

La ridondanza è invece la conseguenza del non conoscere le parole esatte e di usarne molte di più del necessario per spiegare un concetto. Questo è frutto del barocchismo italiano che tracima dalla pentola sempre in ebollizione della dialettica.

Ambedue le conseguenze contribuiscono a creare un linguaggio nuovo (e questo di per sé non sarebbe un male) e semplificato (e questo è un male). La nostra lingua parlata e scritta oggi si è contratta in una sorta di Bignami dove l’utilizzo delle parole è sempre più elementare e generico.

Noi usiamo circa 4000 delle centosessantamila parole disponibili nel nostro vocabolario, vuol dire che, in una fascia di cultura media, usiamo il 3-4% del nostro vocabolario, un po’ come avere una Ferrari e usarla solo per parcheggiare oppure possedere una villa e vivere nel sottoscala.

Il bello delle parole è che sono gratis, che più le conosci e più diventano tue amiche e più ne conosci più ne vorresti conoscere.

In modo che un domani, quando commetteremo il comunque inevitabile errore, potremo dire: "scusami, ho sbagliato" e non "scusami, mi sono sbagliato".

Raffaele Vacca


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