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La velocità richiede tempo.

scritto il 24/09/2010

Ho sotto mano Note un libretto (solo per dimensioni ) di Lorenzo Marini edito da Lupetti e ho letto le due pagine titolate "il linguaggio della velocità" perché volevo scrivere di parola, movimento e tempo e volevo, per iniziare, citare Blaise Pascal "Scusami se ti ho scritto una lettera lunga. Non ho avuto il tempo per scriverla più corta" che ben avrebbe introdotto il tema, Note mi serviva per ritrovare quella frase.

Il peso alle parole, come detto più volte, viene dato dalla situazione che il lettore sta vivendo, a quanto del suo tempo e della sua attenzione può dedicare alla parola scritta. Quindi le variabili spazio e tempo sono strettamente collegate alla comunicazione pubblicitaria. Fin qui tutto ovvio, o quasi.

La capacità di approfondimento di un argomento è sempre più limitata dalla capacità di contenimento. Ogni giorno siamo bombardati di messaggi di ogni tipo e archiviamo i file nell'hard disk del nostro cervello stipato di ricordi e riferimenti. La semplicità del messaggio agevola l'archiviazione e il ricordo.

Secondo voi chi vuole vendere che messaggio proporrà per sostenere il suo prodotto? Un messaggio semplice diretto oppure uno approfondito e articolato.

La risposta più ovvia è il messaggio diretto ma la risposta più corretta è l'uno e l'altro. Ma alcune cose vanno ben chiarite partendo dal fatto che un' immagine non è detto che sia solo semplice e diretta ma può avere diversi piani di lettura e diversi livelli di approfondimento esattamente come una frase.

Oggi assistiamo alla radicalizzazione della sostituzione dell'immagine alla parola, come se non esistesse più tempo per leggere e servisse solo uno schiaffeggiatore celebrale che colpisse i nostri neuroni con una immagine evocativa.

I graffiti sui muri, gli sms, ormai quasi indecriptabili per i maggiori di 30 anni, social network e video giochi denotano velocità ma si tratta di una velocità apparente, velocità di pollici sulla tastiera, velocità necessaria perché il contesto in cui viviamo non ci lascia scampo, velocità necessaria come una conseguenza di una staticità costretta (penso al traffico urbano), viviamo nel recupero di ciò che abbiamo perduto. Viviamo tutti nella convinzione che il tempo che abbiamo non ci basterà mai a fare tutto quello che "dobbiamo". E la pubblicità, che ci vuole bene, ci aiuta, rende più facile memorizzare togliendo le parole e amplificando l'immagine.

Non è né una moda né una tendenza ma è una scelta che paga e che quindi la pubblicità la persegue.

Torno a Pascal che si scusava di aver scritto una lettera troppo lunga per mancanza di tempo. Una lettera corta avrebbe contemplato riletture, limature, tagli che avrebbero richiesto tempo. Sbrodolare un body copy in venti righe può risultare molto più veloce che riassumerlo in un pay off.

Quindi il concentrare i messaggi richiede ai pubblicitari seri uno sforzo maggiore, una preparazione maggiore, una sensibilità superiore e richiede più tempo.

Lavorare per la comunicazione necessità espressioni creative che permettano un minor tempo di lettura e di memorizzazione che necessariamente nascono da maggior tempo di elaborazione da parte del creativo e del copy.

Potrei terminare alla grande dicendo che il tempo è relativo ma preferisco chiudere citando qualcosa a me più consono … "Piccolo spazio pubblicità"

Raffaele Vacca


comunicazione, pubblicità






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